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La carenza dei medici di medicina generale «ormai è drammatica anche a causa di ritardi e mancanza di certezze. Seicento i posti vacanti, almeno 300 i medici che servirebbero subito per assistere migliaia di pazienti rimasti "orfani". Nella graduatoria della nostra regione ne conto a mala pena 150 disponibili. Di male in peggio, quest'anno, anche il "serbatoio" della formazione: su 170 posti banditi in Piemonte per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale hanno aderito solo in 60». Lo dice il segretario della Fimmg Piemonte, Roberto Venesia, intervistato dal quotidiano "La Stampa".
«Incide in modo significativo il clima di incertezza e confusione in cui i professionisti si trovano a lavorare - ha detto ancora Venesia a "La Stampa" -. I provvedimenti urgenti per l'assistenza ai pazienti rimasti temporaneamente senza medico giacciono da quasi un anno sulla scrivania della Direzione sanitaria regionale. Spesso si disattendono gli accordi vigenti, in particolare su quelle norme previste a tutela dei professionisti e dei cittadini». Per esempio? «La mancata applicazione della limitazione del massimale prevista per garantire un'equa distribuzione dei cittadini tra i medici del territorio o i mancati rinnovi dei contratti dei medici che lavorano in settori ad alto rischio, come l'Emergenza e la Penitenziaria, le Aggregazioni Funzionali Territoriali dei medici di medicina generale o Aft che, con un ritardo di quasi due anni, attendono solo l'ultimo passaggio fondamentale: l'inserimento dell'attività oraria, con il coinvolgimento dei medici dell'ex Guardia Medica». Poi «incentivi professionali ed economici per rendere più attrattivo lavorare nelle aree disagiate». Non c'è da sorprendersi se in questo clima di incertezza, ritardi e controversie «i giovani professionisti si sentono sovraccarichi e non tutelati». Quindi «bisogna ripartire dalla riforma della medicina generale in corso attraverso le Aft, senza sovraccaricare il singolo professionista e costruendo al contempo le condizioni per una professione attrattiva e sostenibile per i nuovi medici che sceglieranno di rimanere - ha concluso Venesia "La Stampa" -. Lavorare in associazione è un elemento di forte attrattività, ma di per sè non basta. L'emergenza dei medici di famiglia, da tempo annunciata, è arrivata al capolinea. Va invertita la rotta, subito».
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