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Gradimento cittadini resta alto
Un sistema sanitario solido e apprezzato, che resiste meglio di quanto narri il dibattito pubblico, ma che deve fare i conti con nodi organizzativi ancora irrisolti. È questo il quadro delineato dalla survey indipendente "La sanità che cambia. Dentro il sistema emiliano-romagnolo", presentata il 26 marzo 2026 presso l'Università di Bologna. L'indagine, curata dal professor Federico Toth e finanziata dalla Fondazione Lercaro, ha coinvolto un campione di 3000 cittadini.
Contrariamente alla percezione di una medicina generale in crisi, i cittadini dell'Emilia-Romagna confermano la loro fiducia nel medico di medicina generale (MMG), che ottiene il punteggio di gradimento più alto (7,3). Oltre la metà degli intervistati ha assegnato al proprio medico un voto pari o superiore a 8, consolidando il ruolo del medico di famiglia come fulcro del sistema territoriale. Seguono le visite specialistiche (7,0) e gli ospedali (6,4).
Il punto debole del sistema regionale resta la gestione dei tempi e della logistica.
Tempi di attesa: l'insufficienza più marcata, con un voto di 4,5.
Coordinamento dei servizi: un valore che si ferma al 5,9, evidenziando la necessità di migliorare il dialogo tra le diverse strutture.
Un altro dato fondamentale riguarda i bisogni espressi dalla popolazione: da un lato la presa in carico delle
patologie croniche, dall'altro l'accesso rapido alle prestazioni non differibili.
«In questo contesto, il medico di medicina generale - nella piena evoluzione verso il ruolo unico di assistenza primaria - si conferma il fulcro del sistema sanitario territoriale», dice il segretario della Fimmg Emilia Romagna, Daniele Morini.
Due pilastri per il futuro: fiducia e comunicazione
Dalla survey emerge con forza che la sanità del futuro non potrà basarsi esclusivamente su aspetti tecnici e organizzativi. Saranno determinanti due pilastri: fiducia per la necessità di un patto rinnovato tra cittadini, professionisti e istituzioni e comunicazione per la chiarezza su come accedere ai servizi e comprenderne il funzionamento, condizione essenziale per garantirne la piena fruibilità».
E ancora: «Ascoltare in modo strutturato la voce di chi utilizza i servizi - e non solo degli esperti che li gestiscono - rappresenta uno degli strumenti più efficaci per rendere credibile questo patto. È da qui che occorre ripartire: dalla consapevolezza che la sanità pubblica è un bene comune che si difende e si migliora non per i cittadini, ma insieme ai cittadini».
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